la mia prima volta da elettrice a Berlino
September 19th, 2011 by AnnaIeri, per la prima volta da quando vivo qui, ho votato in Germania.
No, non ho rinunciato alla cittadinanza italiana, sebbene il nostro paese non stia messo tanto bene: ma in quanto cittadina europea con un domicilio ufficiale a Berlino da più di tre mesi, posso partecipare all’elezione del consiglio del quartiere in cui abito.
Quando ho ricevuto a casa la lettera che mi informava del mio diritto, sono rimasta sorpresa: ammetto che non lo sapevo.
Ho letto nei dettagli il foglio di carta, dove non solo è riportato il luogo del seggio elettorale, ma c’è anche un avviso che mi dice di fare attenzione se sono portatrice di handicap, perchè il mio seggio non è barrierefrei. Mi si dice che posso contattare chi di dovere per organizzarmi e votare in un luogo più accessibile.
Sempre che non voglia optare per il voto per posta.
Girando il foglio, si trovano degli spazi in bianco che, se volessi, dovrei compilare e poi spedire all’indirizzo indicato per ricevere la scheda elettorale a casa. Una volta ricevuta la scheda la dovrei poi compilare e rispedire indietro. E basta? E basta.
Il mio compagno è un affezionato del voto per posta, ma quest’anno ci ha rinunciato per assecondare la mia curiosità di first-timer. Così ieri pomeriggio, sotto il diluvio universale, ci siamo avviati a piedi verso il nostro seggio, che si trova a Moabit, nella parte Nord Ovest di Berlino, in una grande vecchia scuola lungo il canale, uno di quei caseggiati imponenti con i soffitti alti che non si costruiscono più.
Una volta entrati nell’aula adibita a seggio, noto la prima differenza rispetto all’Italia: gli addetti ai lavori sono pochissimi e non c’è quell’aria solenne. Mi vengono chiesti il passaporto e il foglio che ho ricevuto a casa. Li consegno e in cambio ricevo un foglietto, smilzo e allungato, di carta assolutamente normale. Mi ricorda un volantino pubblicitario di quelli che ti allungano per strada in Brasile.
Come? Niente carta speciale? Niente scheda prepiegata? Niente righe diagonali perchè non si veda cosa c’è scritto dall’altra parte? Ma scherziamo?
Mi avvio verso la cabina. E mi accorgo che non mi è stato consegnato alcuno speciale strumento di scrittura. La matita copiativa? Dov’è la matita copiativa? A quel punto però sono già nella cabina, e mi accorgo che sul ripiano c’è una volgarissima Bic legata con lo spago come alle poste.
Ma come? Mi si chiede di esprimere il mio sacro volere di elettore con in mano una banalissima Bic? E se qualcuno manipolasse il mio voto?
Non protesto, faccio la mia croce, ed esco.
Continuo a seguire le istruzioni ricevute prima del voto, e “piego la scheda un po’ come mi pare”. La inserisco nell’urna e guardo in faccia il gentile signore che la custodisce, che mi dice: “Tschüss.”
Non c’è niente da firmare? No. Tutto qui? Si.
Aspetto il mio compagno, che in quanto tedesco ha due preferenze in più di me da esprimere, e poi andiamo via.
Sono stupefatta e provo a speigargli perchè: da noi gli dico, è tutto uguale ma tutto diverso.
La matita copiativa, le schede speciali, i registri speciali. E lui mi guarda e mi dice: “ma è solo un’elezione?”
Seh, solo, dico io.
Torniamo a casa e sono già le 18:02. Allora entriamo nel sito della ARD, per vedere gli exit polls, penso fra me.
Ma mi accorgo subito che si tratta di risultati, parziali, ma si parla di voti veri.
Ma come? Come è possibile che ci siano già numeri di voti se i seggi hanno appena chiuso?
Perchè mentre la gente vota si contano i voti. È chiaro no?
Nel giro di un’ora mi sono resa conto di come le elezioni siano un perfetto esempio di quanto la nostra propensione all’imbroglio ci costi. In Italia ogni giorno investiamo enormi risorse nel cercare di garantire giustizia e legalità. Se questo non succedesse, potremmo fare a meno di stampare sofisticatissime schede elettorali, potremmo votare con una bic, potremmo tenere aperti i seggi per molte ore in meno, e non butteremmo denaro in ridicoli sondaggi ed exit-polls; la sera delle elezioni andremmo a letto molto prima, a meno di trovarci per strada a festeggiare la vittoria dei nostri onesti e democraticamente eletti rappresentanti.


